Casa Circondariale Roma Rebibbia Femminile nota congiunta

La presente nota delle scriventi OO.SS., si rende necessaria al fine di rappresentare alle SS.LL. quanto sta accadendo presso la Casa Circondariale di Rebibbia Femminile.
Difatti, nell’istituto citato, si assiste ad una incomprensibile quanto immotivata escalation di provvedimenti disciplinari a carico degli appartenenti alla Polizia penitenziaria.


Come se non bastassero le precarie condizioni lavorative in cui si è costretti ad
operare, per la nota carenza di personale che affligge l’Istituto romano, ad appesantire
ulteriormente il disagio lavorativo si è aggiunto un crescendo di procedimenti  isciplinari.
Quel che sconcerta non è solo il numero dei procedimenti attivati, ma il fatto
che per la quasi totalità si tratti di casi connessi alle pratiche relative alle
comunicazioni di malattia dei dipendenti, rilevandosi, con minuzia a dir poco
bizantina, ogni minimo discostamento dall’ordine di servizio emanato in materia dalla stessa Direzione della C.C.F..
A titolo meramente esemplificativo, si riporta l’episodio di un procedimento disciplinare, attivato a ben 112 giorni di distanza dai fatti contestati. In tale circostanza il Comandante del Reparto, ha redatto un rapporto disciplinare ad una appartenente al Corpo di Polizia penitenziaria perché questa, dopo la comunicazione di continuazione della malattia, ha avvertito l’Istituto che usciva di casa alle 09,30 del mattino, per recarsi dal medico curante, comunicando la prognosi non subito ma alle 19,30 dello stesso giorno e per tale motivo, in assoluta assenza di precedenti disciplinari, è stata alla fine del procedimento, sanzionata con una pena pecuniaria.
Vi sarebbero altri circostanziati episodi, relativi a vicende individuali di numerosi appartenenti al Corpo in servizio presso la C.C.F. di Roma Rebibbia, degne di essere portate alla Vs attenzione, a riprova del clima che si sta evidenziando, ma riteniamo che questa non sia la sede adeguata per esporli.
Siamo peraltro certi che tale consuetudine non sia invalsa per rendere difficile,
se non impossibile, l’esercizio del diritto costituzionalmente garantito alla tutela della
salute.
Di contro si denegherebbe la dignità della persona lavoratrice, facendola in tal modo regredire a mero fattore produttivo, privandola in tal modo dei diritti individuali e delle garanzie di legge.
Certi che non ricorra tal denegata circostanza, e proprio al fine di fugare ogni dubbio in merito, si richiama l’attenzione delle SS.LL. sull’opportunità di rammentare, alla  Direzione della C.C.F. di Roma Rebibbia, gli indirizzi contenuti nelle linee guida di cui alla Circ. DAP 0153495-2012, ed i noti principi di gradualità della sanzione previsti dall’art, 11 del D.Lgv. 449/92.
Vi chiediamo altresì di intervenire in sostegno del Personale di Polizia penitenziaria
affinché sia ripristinato un corretto esercizio delle prerogative disciplinari ed una chiara tutela della dignità e dei diritti soggettivi degli appartenenti al Corpo.
Confidando in un celere e risolutivo intervento porgiamo cordiali saluti.

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